Cinque luoghi di Catania che non ci sono più.
Dalla Giudecca alla Sala Roma: cinque luoghi per leggere la città di ieri dentro quella di oggi.

Ci passi davanti, magari ogni giorno. Ma la città che conosci è soltanto l’ultima versione: sotto un negozio, dietro una piazza, dentro un’area archeologica ci sono altri indirizzi, altre abitudini, altre vite. Il nostro carosello sui luoghi scomparsi parte proprio da qui.
La Giudecca: scompare una comunità, restano le tracce
La presenza ebraica appartiene alla storia di Catania. La Giudecca occupava aree della città tra la zona del Castello Ursino e quella che oggi associamo a piazza Dante. Il provvedimento di espulsione del 1492 interruppe quella storia comunitaria: per questo parlare soltanto di un quartiere ‘sparito’ sarebbe riduttivo. [1]
Qui il cambiamento urbano è anche una perdita culturale. Cercarne le tracce significa ricordare persone e attività, non soltanto ricostruire la sagoma di edifici che non vediamo più.
Sala Roma: quando via Etnea andava al cinema
Prima della Rinascente, in questo tratto di via Etnea c’era la Sala Roma. Il cinema chiuse nel 1957: una sala elegante del primo Novecento lasciava posto a un diverso modo di frequentare il centro. La ricostruzione di LiveUnict raccoglie questa trasformazione insieme alle memorie di altri cinema cittadini. [2]
Nel passaggio dal grande schermo alle vetrine cambia anche il tempo trascorso in strada. La sala era una destinazione, un appuntamento, un rito condiviso: un pezzo di città vissuta oltre la facciata.
Il Palazzo dell’Esposizione: una piazza, un’altra scena
Nel 1907, per l’Esposizione Agricola Siciliana, nell’area oggi occupata da piazza Verga venne allestito il Palazzo dell’Esposizione. Il fondo fotografico Salvatore Cucuzza, ospitato dall’INGV, ne conserva una cartolina e descrive la struttura come provvisoria. [5] La sua architettura racconta una Catania che metteva in mostra produzioni, ambizioni e modernità.
La fotografia è un invito a confrontare i luoghi, senza confondere l’edificio dell’esposizione con le costruzioni successive nella stessa zona.
Il quartiere Grotte: le case sopra il teatro
Il Teatro Romano non è riemerso da un terreno vuoto. Sopra le sue strutture erano cresciute abitazioni: il recupero archeologico ha comportato espropri e demolizioni. La documentazione del Parco archeologico racconta questo lavoro di riscoperta. [3]
Il caso delle Grotte rende visibile una domanda difficile: quale strato della città scegliamo di conservare? Riportare alla luce un monumento antico può significare trasformare il quartiere che gli è cresciuto intorno.
Villa D’Ayala: il Liberty che manca all’appello
All’angolo tra gli attuali corso Italia e viale Libertà sorgeva Villa D’Ayala. Le ricostruzioni della stampa locale la descrivono come una residenza Liberty, poi adibita ad altri usi e infine demolita nel 1958. [4]
Non tutto ciò che scompare lascia un vuoto evidente. Spesso viene sostituito così completamente che, per accorgersene, serve una vecchia fotografia. Ecco perché questi cinque luoghi meritano ancora un posto nella nostra memoria della città.
Le fonti, per andare oltre.
- Comune di Catania — Guida alla città e ai suoi quartieri
- LiveUnict — Cinema storici di Catania, 2018
- Parco archeologico di Catania — Aree archeologiche, Teatro Romano
- LiveUnict — I luoghi della città che non ci sono più, 2021
- INGV — Fondo fotografico Salvatore Cucuzza, Esposizione Agricola Siciliana del 1907
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La storia, in slide.
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